Villamagina: la produzione delle Lime e delle Raspe

La produzione

L’area di Villamagina fu a lungo rinomata per la produzione di lime e raspe, lavorate a mano con un procedimento tramandato nei secoli.

Questa attività è documentata fin dal XVIII secolo e impegnava la maggior parte degli abitanti delle frazioni di Villamagina, Casale, Ottaggi e S. Martino. In ogni casa era presente il deschetto di legno utilizzato per intagliare (“la picchettatura”) lime e raspe.

A metà del XIX secolo, nella zona erano presenti circa 20 officine con una produzione di oltre 12.000 dozzine di lime e raspe e di circa 24.000 dozzine di altri utensili metallici per i lavori agricoli.

Le difficili condizioni di lavoro e la forte concorrenza del mercato internazionale portarono alla crisi di questa attività. Nel 1945 fu fondata la Società Cooperativa Artigiana di Villamagina, che fu attiva fino agli anni ‘80 prima di essere gradualmente abbandonata. La produzione media era di 900.000 pezzi all’anno, di cui oltre il 30% destinato al mercato estero. La Cooperativa era l’unica azienda italiana rimasta ad operare in questo settore, producendo raspe tonde, piatte e birolera, oltre a raspe specializzate per ebanisti, mobilieri, scultori, calzolai, vetrai, fabbri e lavandai.

 

La lavorazione

Un tempo nella zona si svolgeva l’intero ciclo produttivo: dall’estrazione del ferro nelle miniere di Monte Birbone, alla prima lavorazione nelle ferriere di Monteleone, chiuse dopo il disastroso terremoto del 1703, fino alla forgiatura e alla produzione di utensili nell’area di Sellano.

Le barre di ferro dolce, riscaldate nella fucina a carbone, venivano sagomate nelle dimensioni e nella forma desiderate; la successiva “arricciatura”, eseguita con uno scalpello d’acciaio, richiedeva una particolare abilità e veniva eseguita su un deschetto ricavato da un tronco d’albero su cui veniva fissato un blocco di piombo (poi di alluminio) ricoperto di cuoio per sostenere le raspe senza rovinare i denti già formati durante la lavorazione dell’altro lato.
La lavorazione manuale distribuiva le punte in modo irregolare sulla superficie delle raspe e costituiva il maggior pregio dell’utensile, garantendo una perfetta levigatura dei materiali rispetto alle raspe prodotte meccanicamente che, avendo tutte le cuspidi disposte in fila, lasciano segni di abrasione.

 

Testo tratto da L. G. Giacchè, Le Lime e Raspe di Villamagina, 2015

 

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